Carla Filosa

 

Unità di natura e modo di produzione storico

Un nuovo libro intitolato “Noi siamo natura” di Gianfranco Bologna, Edizioni Ambiente, sembra proporre un’ottica di cultura al servizio dell’azione a difesa dell’ambiente, senza avere più molto tempo per attardarsi. Ciò premesso, come possibile indicazione di riferimento di recentissima stesura, per affrontare il problema climatico che oggi mostra aspetti disastrosi già parzialmente visibili, si propone di considerare i cambiamenti climatici naturali separatamente da quelli determinati dalle attività umane. Questo per concentrarsi sui mutamenti, non da un punto di vista tecnico da demandare agli esperti del settore, ma da un punto di vista sia proprio della natura sia sociale e storico.

 

Gaetano Bucci

 

  1. Le ragioni internazionali della fondazione del PCdI

Il Partito fondato a Livorno, nel gennaio del 1921, fu denominato Partito Comunista d’Italia, sezione dell’Internazionale comunista, con l'intenzione di porsi come un’articolazione della III Internazionale[1], la quale, nel suo II Congresso[2], prescrisse alle formazioni politiche che sceglievano di aderirvi, l’obbligo di rispettare le «ventun condizioni [...] elaborate da Lenin»[3] e tra queste le più rilevanti: la «rottura» con i dirigenti «centristi» e «riformisti» rimasti inerti dinanzi alla guerra imperialista[4], il cambio del nome[5] e l’espulsione dei membri contrari alle «tesi» da essa formulate[6].

 

Giovanni Casaletto

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo come contributo al dibattito

 

Probabilmente Gorbaciov non avrebbe pensato che sarebbe morto mentre il suo paese invadeva l’Ucraina. E forse con questo e molte altre cose non avrebbe mai voluto fare i conti. Con un pizzico di crudeltà potremmo anche dire che, forse, molte non le ha debitamente messe in conto nella sua azione riformatrice, al punto da non riuscire a governarne gli esiti. Ma questo non vuole certo essere questo un giudizio di valore, perlopiù postumo, sulla sua azione.

 Stefano G. Azzarà (Università di Urbino) *

 

  1. Antifascismo degradato a propaganda

 

Non c’è dubbio che in Fratelli d’Italia – il partito di Giorgia Meloni che tutti i sondaggi indicano come vincitore delle prossime elezioni con il 24% circa dei consensi – ci siano forti nostalgie fasciste o fascisteggianti. Diversi suoi esponenti nazionali e locali rappresentano già per la loro biografia la continuità con il MSI, la formazione che dopo la nascita della Repubblica italiana aveva raccolto gli eredi del fascismo sconfitto e che è stato a lungo guidato da Giorgio Almirante (un funzionario della Repubblica di Salò che nel contesto della Guerra Fredda seppe subito riposizionarsi in chiave filoamericana e anti-PCI).

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