Gianmarco Pisa
La Risoluzione del Parlamento europeo (12 marzo 2025) sulla difesa europea non solo contiene, di fatto, una vera e propria dichiarazione di guerra contro la Russia, ma, ancor di più, pianifica un vero e proprio futuro di guerra per l’Europa.
La Risoluzione del Parlamento europeo (12 marzo 2025) sul Libro bianco sul futuro della difesa europea è un documento notevole, drammatico, per chiarezza di intenti: una visione di guerra in cui, di fronte al fallimento strategico in tutti gli scenari di prossimità (non solo l’Ucraina, ma anche il Mediterraneo e il Vicino Oriente), l’attuale burocrazia Ue si mostra pronta, drammaticamente e irresponsabilmente, a un vero e proprio futuro di guerra in Europa. Il piano è fin troppo eloquente nei suoi punti essenziali e mostra chiaramente il precipizio di guerra verso il quale le classi dirigenti europee si mostrano intenzionate a gettare le popolazioni d’Europa. Così, al punto 4, il documento evidenzia che “il rafforzamento della sicurezza e della difesa dell'Europa richiede [...] una revisione completa del modo in cui agiamo e investiamo nella nostra sicurezza e difesa, in modo da pianificare, innovare, sviluppare, acquisire, mantenere e implementare capacità insieme in modo coordinato e integrato, sfruttando appieno le competenze complementari di tutti gli attori in Europa, inclusa la Nato”.
La “dichiarazione di guerra” contro la Russia è contenuta nel successivo punto 5 laddove: “La Russia, sostenuta dai suoi alleati tra cui Bielorussia, Cina, Corea del Nord e Iran, è la minaccia diretta e indiretta più significativa per l'Ue e la sua sicurezza, così come per quella dei paesi candidati e partner dell'Ue”. A questo approccio si accompagna la tipica percezione paranoica della mentalità di guerra per cui la Ue “rileva la necessità di considerare pienamente l'instabilità nel nostro vicinato meridionale, l'aumento della potenza militare cinese e la crescente aggressività delle medie potenze, che sembrano pronte a mettere a repentaglio la cooperazione transatlantica sulla sicurezza comune e a stringere un accordo con l'aggressore russo a spese della sicurezza ucraina ed europea” e merita di sottolineare che il documento enfatizza il fatto che la sicurezza ucraina e la sicurezza europea “sono la stessa cosa”. Di conseguenza, punto 9, “l'Ue deve adottare un approccio olistico e orizzontale che integri una dimensione di difesa e sicurezza nella maggior parte delle politiche dell'Ue, supportato da strumenti sia normativi sia finanziari e dalle identificate esigenze e lacune di capacità”.
L’Ue deve quindi diventare soggetto di guerra a tutti gli effetti e il punto 10 enfatizza che “è giunto il momento di una rinnovata ambizione politica per agire e trasformare l'Ue in un autentico fornitore di sicurezza, aumentare la prontezza di difesa dell'Ue e costruire una vera Unione europea della difesa; ricorda che l'adozione della Bussola strategica è stata un buon punto di partenza, ma rileva che la sua tempestiva attuazione resta necessaria”; di conseguenza, punto 14, “le missioni e le operazioni della politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc) devono essere rivalutate e riviste da questa prospettiva; insiste sul fatto che la Psdc deve essere rafforzata e resa più agile, anche diventando il principale strumento dell'Ue per combattere la guerra ibrida, al fine di svolgere il suo ruolo di funzione di sicurezza dell'Europa, nonché di fornitore di energia e sicurezza”; una Ue dunque, a tutti gli effetti, pronta a combattere, anche la “guerra ibrida”.
Proprio a partire dall’adozione della Bussola strategica (marzo 2022), infatti, l’Ue ha delineato la propria caratterizzazione di guerra, o, nel linguaggio della diplomazia comunitaria, «un deciso salto di qualità [per] aumentare la nostra capacità e la nostra volontà di agire, rafforzare la nostra resilienza e investire di più e meglio nelle nostre capacità di difesa»: “Una Ue più forte e capace in materia di sicurezza e difesa apporterà un contributo positivo alla sicurezza globale e transatlantica ed è complementare alla Nato, che resta il fondamento della difesa collettiva per i suoi membri. Intensificherà inoltre il sostegno all’ordine globale basato sulle regole”. Su questa base, il Rapporto Draghi (Rapporto sul futuro della competitività europea, settembre 2024) imposta un piano di competitività che punta nella direzione di rafforzare l’Ue come polo imperialistico a partire dalla previsione di maggiori e meglio coordinati investimenti in infrastrutture, tecnologie ed energia; dall’obiettivo di «incrementare la sicurezza e ridurre le dipendenze» su chip e materie prime attraverso nuove strategie di politica estera specie per quanto riguarda le risorse fondamentali (coltan, litio etc.) sino allo stanziamento di maggiori risorse, investimenti e coordinamento politico per lo sviluppo del settore militare, con una previsione di spesa complessiva di almeno 750-800 miliardi di euro aggiuntivi annui.
Tornando alla Risoluzione, lo scenario ucraino ci porta al punto 18, che “esorta l'Ue e i suoi Stati membri a schierarsi fermamente dalla parte dell'Ucraina; ribadisce la convinzione che è sui campi di battaglia ucraini che si deciderà il futuro dell'Europa e che la traiettoria della guerra della Russia contro l'Ucraina cambierà in modo decisivo; [...] esorta gli Stati membri a fornire più armi e munizioni all'Ucraina prima della conclusione dei negoziati; [...] invita gli Stati membri dell'Ue, i partner internazionali e gli alleati della Nato a revocare tutte le restrizioni all'uso di sistemi d'arma occidentali consegnati all'Ucraina contro obiettivi militari in territorio russo”; si tratta, di fatto, di una dichiarazione di guerra, ribadita dall’intenzione dichiarata di attaccare direttamente, attraverso i sistemi d’armi occidentali in Ucraina, “obiettivi militari in territorio russo”.
La popolazione e l’economia devono dunque essere piegate a questo progetto di guerra della Ue. Quanto alla preparazione delle popolazioni europee alla guerra, il documento (punto 33) “promuove, in particolare, le raccomandazioni della relazione Niinistö volte a responsabilizzare i cittadini affinché rendano efficace la resilienza sociale, ispirandosi al concetto finlandese di “difesa totale”; e (punto 52) “invita ad accelerare l'attuazione della mobilità militare; e ritiene che l'Ue debba passare dalla "mobilità" alla "logistica militare". Quanto all’economia, come sostiene il punto 51, “l'Ue deve elaborare piani di emergenza per la cooperazione economica in tempo di guerra con partner stretti per garantire un sostegno reciproco in caso di crisi di sicurezza su larga scala che li coinvolgano direttamente, e approfondire i dialoghi economici in tempo di guerra con partner europei e globali per fornire un allarme tempestivo di minacce gravi, ibride e informatiche e la pianificazione del sostegno reciproco, la protezione delle infrastrutture critiche e la sicurezza marittima”.
I costi di questo vero e proprio delirio di guerra vanno tutti, secondo la Ue, scaricati sulle popolazioni europee. Il punto 24 “invita gli Stati membri dell'Ue a impegnare almeno lo 0,25% del loro PIL (per l’Italia: 5,75 miliardi) in aiuti militari per l'Ucraina; [...] invita gli Stati membri dell'Ue, insieme ai loro partner del G7, a sequestrare immediatamente tutti i beni russi congelati per fungere da base per sovvenzioni e prestiti consistenti all'Ucraina, per mantenere e aumentare il sostegno alle esigenze militari dell'Ucraina”. Mentre il punto 77 “sostiene fermamente l'idea che gli Stati membri dell'Ue debbano aumentare i loro finanziamenti per la difesa e la sicurezza a nuovi livelli; osserva che alcuni Stati membri hanno già aumentato la loro spesa per la difesa al 5% del PIL (per l’Italia: ben 115 miliardi di dollari)”. Un futuro, neanche tanto remoto, di guerra e di impoverimento, che queste irresponsabili burocrazie europee stanno prospettando per i popoli d’Europa.
A detta di Kaja Kallas, Alta Rappresentante dell'Unione europea per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, “Non c’è più una guerra fredda, ma calda”. L’irresponsabilità e la sconsideratezza con cui queste classi dirigenti, sullo sfondo dello scontro tra poteri con l’altra sponda dell’Atlantico, stanno spingendo popoli e lavoratori sull’orlo di un baratro di impoverimento e di guerra, non può e non deve lasciare indifferenti. Di fronte allo scontro tra le classi dirigenti e frazioni dei settori del complesso militare-industriale dell’una e dell’altra sponda dell’Atlantico, è urgente e necessario più che mai rilanciare e rafforzare la mobilitazione e la lotta, unitaria e con parole d’ordine avanzate, contro la guerra e per la pace, di fronte allo scontro inter-imperialistico aperto tra Europa e America, per la giustizia sociale e internazionale, per i diritti dei popoli.
Risoluzione del Parlamento europeo (12 marzo 2025) sul Libro bianco sul futuro della difesa europea:
https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2025-0034_EN.pdf